IKMET WEEKLY "MICRO BLOG"

The Head Instructor’s point of view


16 ottobre 2026

COS'É UN "TEAM" E COME FUNZIONA?

In Italia c'è un proverbio: "L'unione fa la forza".

La forza però non nasce semplicemente dallo "stare insieme", ma dalla decisone di svolgere la propria parte di lavoro con il massimo impegno e per la realizzazione di un progetto comune.

Un Team è come un orologio meccanico: ruotismi diversi e di dimensioni diverse, si muovono in modo sinergico e preciso per indicare l'ora esatta. Dentro l'orologio non c'è rigidità, ma coesistono tolleranze che permettono a ogni singolo ingranaggio di esprimersi secondo le sue particolari caratteristiche. Se quell'insieme di parti fosse serrato in modo troppo rigido, si bloccherebbe. Ogni orologio deve essere attivato e poi caricato ogni giorno, tutti i giorni, fino a quando lo utilizzeremo per segnare il tempo...

In un Team lanciato verso il successo esistono dinamiche e equilibri molto simili, se non identici: tutti seguono regole condivise e ognuno ha una funzione precisa che garantisce efficacia. Il Team Leader "carica" periodicamente la squadra, ricordando l'obiettivo, i tempi, la strada e il premio finale. Invidia e gelosia sono distruttive e vanno prevenute. Anche la competizione interna va evitata: rischia di diventare lotta e rallentare o impedire i progressi. Ogni membro deve avere il suo ruolo ed esserne orgogliosamente fiero e consapevole.

Se ogni parte del meccanismo funziona, non c'è limite a ciò che si può raggiungere. 

IN SINTESI, QUATTRO SEGRETI PER UN TEAM DI SUCCESSO...

1. Ciascuno è speciale.
Un buon Team Leader fa sentire ogni persona importante, ascoltata e valorizzata. E ogni membro del Team contribuisce a far sentire gli altri altrettanto speciali. Non è un atteggiamento di facciata, ma la consapevolezza del valore unico di ogni individuo e il rispetto per il lavoro che svolge.

2. Parlare.
Confrontarsi, dialogare, mettersi in discussione, anche animatamente se serve. Perché il disaccordo superato dal confronto avvicina all'obiettivo, mentre il silenzio, le riserve mentali e i pensieri trattenuti creano barriere spesso insuperabili.

3. Non perdere mai di vista il traguardo.
Durante la pianificazione è giusto guardare altrove, esplorare nuove strade o immaginare alternative, ma senza mai perdere di vista l'obiettivo finale.

4. Sentimenti: fiducia, lealtà, sincerità, generosità, comunicazione e una visione condivisa, rendono realizzabile ciò che appariva molto difficile o impossibile da raggiungere.

Perché: "l'unione fa la forza".


"SE SONO AGGREDITO A COSA DEVO PENSARE...?"

Durante un allenamento, un allievo mi ha chiesto: «Se sono aggredito, a cosa devo pensare?». Mi sono ritrovato a riflettere su cosa avrei potuto, e forse voluto, rispondergli. La prima cosa che mi è venuta in mente è stata: «Avresti dovuto pensare prima di essere aggredito…!» La seconda: «Dovresti pensare ad una possibilità di fuga, prima di ogni altra cosa». La terza, quella definitiva, è arrivata dopo: “Se sei sotto attacco, non puoi fuggire e ogni tentativo di de-escalation è ormai impossibile, forse è arrivato il momento di smettere di pensare e lasciare agire il corpo…”

Naturalmente, per riuscirci bisogna essere allenati. In caso contrario, si improvvisa. E improvvisare, quando la posta in gioco potrebbe essere la propria vita, è tutt'altro che una buona strategia, anche se, a volte, è l'unica possibilità rimasta.

Un allenamento costante, guidato da un Maestro che sappia davvero cosa sta facendo, può trasformare ciò che inizialmente apprendi con la mente in apprendimenti del corpo: risposte motorie rapide, spontanee ed efficaci.Il corpo impara e, quando serve, agisce senza dover attendere che la mente analizzi ogni dettaglio, valuti tutte le possibilità e decida quale movimento eseguire. 

Ricordo che, negli anni del Karate, durante le gare di combattimento, mi capitava di vivere una sensazione particolare: una parte di me combatteva, mentre un'altra sembrava assistere all'incontro da spettatrice. Non formulavo pensieri, calcoli o strategie per vincere. Non perché non fossero importanti, ma perché, nel momento del confronto, non c'era tempo per elaborarli razionalmente. Ogni avversario era diverso, tecnicamente e fisicamente. Qualunque previsione poteva essere smentita in una frazione di secondo da un'azione inattesa.

Non si tratta di prevedere, ma di tentare di gestire ciò che accade e, se possibile, di anticipare qualunque cosa che potrebbe accadere. Gestire lo stress, la distanza, la respirazione, il ritmo, la velocità e la potenza. Sono tanti i parametri che entrano in gioco e che la mente cosciente difficilmente potrebbe coordinare, uno per uno, mentre il combattimento è già in corso. Ma se l'allenamento è stato assimilato profondamente, il corpo può rispondere senza che sia necessario impartire consapevolmente ogni singolo comando: senza pensare. Non è magia, ma il risultato di tante esperienze, ripetizioni e correzioni.

La strada è però molto diversa: in palestra esistono regole, protezioni, arbitri e sempre qualcuno pronto a “interrompere il match”. In strada, invece, una caduta può esporci a violentissimi calci in testa e al corpo. E un coltello non è un attrezzo da allenamento in gomma e del tutto innocuo: è una lama affilata di metallo appuntito e tagliente, capace di provocare lesioni gravissime in pochi istanti. Per questo, nella difesa personale, la priorità non è dimostrare quanto siamo bravi, né vincere uno scontro. È uscire dalla situazione con il minor danno possibile. Se esiste una possibilità di allontanarsi, va sfruttata. Se è possibile evitare lo scontro, tanto meglio. Se la minaccia diventa inevitabile, occorre affidarsi alle capacità costruite con l'allenamento, cercando appena possibile di creare l'opportunità per fuggire. Anche in una situazione estrema, però, "lasciare fare al corpo" non significa abbandonarsi a una reazione improvvisata e impulsiva. Significa averlo preparato, attraverso un allenamento adeguato, a riconoscere le situazioni e a rispondere senza essere paralizzato dall'indecisione o dalle pericolosissime “supposizioni”…

Ed è qui che entra in gioco il metodo di allenamento che dovrebbe sempre articolarsi in due momenti fondamentali. Nel primo si studia la tecnica, cercando di comprenderne ogni aspetto: perché funziona, come funziona, quando può essere efficace e in quali circostanze potrebbe fallire. Nel secondo si lavora per trasformare quella conoscenza in una risposta spontanea, la più rapida possibile. Si ripete, si varia, ci si confronta con situazioni differenti e si aumenta la velocità, senza occuparsi troppo di “controllare la tecnica”. L'obiettivo è ridurre la distanza tra la percezione di una minaccia e una risposta appropriata, fino a rendere il movimento sufficientemente familiare da non richiedere una deliberazione cosciente in ogni sua fase. "Un automatismo talmente sorprendente da sorprendere me stesso...". Questa, secondo me, è la definizione corretta di una difesa di successo da un’aggressione in strada. Non bastano, naturalmente, poche ore di esercitazioni per ottenere questo risultato e serve pratica regolare, verifica e aggiornamento delle proprie capacità.

Nel mondo dell'aviazione che ho frequentato per un paio di decenni, si tramanda una regola non scritta particolarmente significativa: “Nelle situazioni ordinarie pensa sempre prima di agire, ma in un'emergenza prima agisci e poi pensa…”. È proprio questo il senso dell'allenamento: prepararsi quando si ha il tempo di pensare, per essere in grado di agire quando il tempo per pensare non ci sarà più.

Quale fu la risposta per quell'allievo?

«Allenati. Impara a riconoscere il pericolo, cerca prima di tutto una via d'uscita e preparati a reagire quando non hai alternative. Allenati fino a quando non dovrai più pensare a ogni singolo movimento. E, quando sarà necessario agire, lascia che il tuo corpo faccia ciò per cui lo hai preparato. Tu occupati di "non disturbarlo” e, mentre lui agisce, tu concentra la tua attenzione per trovare una sicura via di fuga”.

Allenati anche tu, con costanza, con passione, sapendo che è uno dei regali più belli e importanti che puoi fare a te stesso ed anche alle persone che ami. Avvicinati al  Krav Maga di Israeli Krav International e del Maestro Moshe Katz: scoprirai un modo di allenarti che ti permetterà di difenderti realmente