«Perché noi non fissiamo lo sguardo sulle cose visibili, ma su quelle invisibili. Le cose visibili sono d'un momento, quelle invisibili sono eterne»
(2Cor. 4,18)
RICERCA: REALTÀ O IRREALTÀ?
Chi non ha sviluppato una sufficiente elasticità mentale preferisce lavorare sul concreto, su ciò che si può toccare, misurare, controllare. Potrebbe essere una scelta eccellente, se non sapessimo tutti, per esperienza diretta o indiretta, quanto un semplice pensiero, impercettibile ai sensi, possa cambiare drammaticamente la vita. Come, ad esempio, un pensiero negativo ricorrente, nato magari da un sospetto del tutto infondato, eppure non meno aggressivo e doloroso.
In questi casi, la capacità di gestire le cose concrete non serve. Anzi, pretendere di esercitare sui pensieri lo stesso controllo operativo che esercitiamo sulla realtà materiale conduce inevitabilmente al fallimento. In genere, inoltre, tentiamo di affrontare con la razionalità problemi e domande che nascono principalmente dalle emozioni: «Perché mi ha tradito? Perché mi ha abbandonato? Perché non è più innamorata di me? Perché non ha più fiducia in me?». Cerchiamo una spiegazione logica a qualcosa che appartiene a un'altra dimensione dell'esperienza umana. E così non troveremo né una risposta né una soluzione.
Oppure, al contrario, tentiamo di risolvere attraverso le emozioni problemi che richiederebbero lucidità, analisi e razionalità. In entrambi i casi, utilizziamo lo strumento sbagliato e difficilmente arriveremo a una soluzione capace di restituirci serenità e superare l'ostacolo che si è frapposto tra noi e il nostro equilibrio.
Senza contare gli eventi negativi e razionalmente imprevedibili che, non potendone comprendere le cause, finiamo per classificare semplicemente come "caso avverso" o "sfortuna". È evidente che la razionalità non sarà sufficiente per analizzare e risolvere questo tipo di manifestazioni.
Lavorare sul concreto non è sbagliato. Se però tecnologia e scienza hanno dato all'umanità vantaggi innumerevoli, è anche vero che la difficoltà di sviluppare un pensiero meno legato al concreto e più orientato alla dimensione interiore ci ha spesso spinti a «cercare di più nella direzione sbagliata».
È innegabile: l'uomo di oggi è più fragile, confuso, disorientato e violento perché ha smarrito quella luce che indicava la Via. Non legge più, non parla più del profondo, non prega più, non attinge più alla spiritualità. Nel culto del politicamente corretto, dove tutto è inclusione e accettazione, identità, personalità e carattere si sono dissolti. Quando tutto è ammesso, nulla ha più valore: le qualità umane si azzerano e ognuno, nel tentativo di essere diverso da tutti, finisce per assomigliare a tutti...
Così decadono sensibilità e intelligenza, con inevitabili conseguenze sulle capacità cognitive, sulle relazioni e sull'arte in ogni sua forma. Proprio quell'arte che ha permesso all'essere umano di sognare e proiettarsi oltre i propri limiti mentali, oggi appare vuota, oscura, incapace di elevare.
Quando una persona molto pragmatica legge una pagina di un testo di Ricerca, spesso ne critica l'apparente mancanza di concretezza e si allontana proprio da quei concetti che avrebbero invece potuto aiutarla ad affrontare una profonda crisi personale, soprattutto se generata da quei pensieri astratti capaci, in un solo istante, di distruggere equilibrio, serenità, salute e piacere
Nei miei molti decenni di attività nella relazione d'aiuto, quante volte ho ascoltato persone che avevano perso la serenità e, spesso, anche la salute, a causa di un dubbio, di un sentimento, di un dolore emotivo o di un'idea nata nell'ombra della mente e poi esplosa all'improvviso. Quante persone sono state ferite o uccise dopo che un sospetto, una paura, un'interpretazione o un'emozione incontrollata hanno trasformato una situazione apparentemente gestibile in una tragedia. Quante hanno visto la propria vita sbandare e infrangersi contro scogli altissimi che, un secondo prima, sembravano non esistere. Quante persone "concretamente realizzate" hanno dovuto improvvisamente affrontare durissime e inaspettate prove della vita, che hanno avuto gravi conseguenze sulla loro salute e sul loro destino. E quante hanno seguito scelte errate affidandosi a una concretezza che si scontrava duramente con una realtà sorprendentemente irrazionale e incontrollabile...
Manteniamo l'attenzione sulle cose concrete, ma ampliamo la mente per prepararla ad affrontare i pericoli più seri, quelli che possono nascere senza avere alcuna consistenza percettibile e trasformarsi poi in conseguenze terribilmente reali.
Perché questo è il paradosso che spesso dimentichiamo o fingiamo di ignorare: ciò che non possiamo o non vogliamo vedere determinerà ciò che vedremo.
Un pensiero non si può toccare, un dubbio non si può misurare, una paura non ha peso, un'idea non occupa spazio. Eppure possono modificare una decisione, una decisione può modificare un comportamento, un comportamento può modificare una relazione e una relazione può, a sua volta, cambiare il corso di un'intera vita.
Siamo così sicuri che l'illusione non sia la realtà? Cosa prova che la nostra vita quotidiana, così concreta e ripetitiva, non sia solo il "Velo di Maya", "L'inganno di Cartesio", oppure l'allucinazione più potente e stabile del nostro cervello?
Sul "concreto" abbiamo già scoperto molto, anche se non tutto.
Sul "non-concreto" abbiamo ancora tutto da scoprire e molto da imparare.
È urgente, per la nostra stessa serenità, iniziare quanto prima questa Ricerca.
Buona Ricerca!