LA NUOVA VIOLENZA URBANA
Quando la paura cambia le città
Per molti anni l'Italia è stata uno dei Paesi più sicuri d'Europa, ma la sicurezza non si misura soltanto contando gli omicidi... Si misura osservando se una donna può attraversare un parco al tramonto senza paura, se un anziano può rientrare a casa dopo aver ritirato la pensione, se uno studente può utilizzare una metropolitana senza il timore di essere circondato da un gruppo di coetanei.
È proprio qui che emerge il pericoloso cambiamento.
Negli ultimi dieci anni la violenza di strada è diventata più rapida, più imprevedibile e, soprattutto, armata.
L'uso del coltello nelle aggressioni, soprattutto tra i più giovani, è diventato così frequente da essere considerato "normale"...
Morti e ferimenti per accoltellamento sono in costante aumento e hanno ormai assunto proporzioni allarmanti. Se il fenomeno non verrà affrontato con decisione e riportato sotto controllo, il nostro Paese rischia di precipitare verso un nuovo e drammatico scenario, entrando in una fase di emergenza sociale dalla quale sarà molto difficile uscire.
Secondo il Servizio Analisi Criminale del Ministero dell'Interno, nel 2024 i minorenni denunciati o arrestati per rapina sono stati più del doppio rispetto al 2014. Nello stesso periodo i minorenni denunciati o arrestati per lesioni personali sono saliti a 4.653, mentre quelli coinvolti in risse sono passati da 433 a 1.021. Ancora più significativo è il dato relativo al porto abusivo di armi e oggetti atti a offendere: dai 778 casi registrati nel 2019 si è arrivati a 1.946 nel 2024, con un'ulteriore crescita nel primo semestre del 2025.
Questi numeri indicano un fenomeno che sta cambiando natura. La violenza è più frequente, più visibile e quasi sempre caratterizzata dalla presenza di coltelli o di altri oggetti atti a offendere.
Il rapporto "(Dis)armati" di Save the Children, richiama esplicitamente l'attenzione sulla progressiva "normalizzazione" del porto di coltello tra gli adolescenti, evidenziando come questo aumenti il rischio che un conflitto banale degeneri rapidamente in un omicidio o in lesioni personali gravissime.
Milano, Roma, Napoli, Torino, Bologna, Palermo e Genova rappresentano oggi gli scenari nei quali il fenomeno assume maggiore visibilità e importanza.
Stazioni ferroviarie, metropolitane, piazze della movida, parchi pubblici e centri commerciali sono teatro di rapine, aggressioni e risse. In molte città le cosiddette "baby gang" non sono più gruppi rigidamente organizzati, ma aggregazioni fluide che si formano attraverso i social network, si spostano rapidamente e agiscono sfruttando l'effetto del branco.
Accanto a questo fenomeno permane la presenza di organizzazioni criminali strutturate. Le indagini delle Forze di Polizia hanno documentato anche l'attività di gruppi di origine nordafricana e sudamericana e di altre organizzazioni straniere coinvolte, in diversi contesti, nello spaccio di stupefacenti, nelle estorsioni, nelle rapine e nelle aggressioni.
Tra gli elementi che incidono maggiormente sulla percezione di insicurezza, oltre ad una reiterazione degli stupri, vi è lo spaccio di sostanze stupefacenti nei parchi, nelle aree verdi, nei pressi delle scuole e nei luoghi di ritrovo dei giovani.
Quando un parco viene occupato stabilmente da queste attività, i cittadini smettono di frequentarlo, le famiglie si allontanano e lo spazio pubblico viene progressivamente sottratto alla collettività. Il degrado urbano diventa così un moltiplicatore di illegalità, criminalità e insicurezza.
L'errore più grave sarebbe ridurre tutto a un problema di ordine pubblico o, al contrario, negare l'esistenza del fenomeno. Entrambi gli approcci impedirebbero di affrontare correttamente la realtà.
La violenza urbana nasce dall'intreccio di criminalità organizzata, disagio giovanile, dispersione scolastica, spaccio e consumo di sostanze, alcolismo, marginalità sociale, noia, frustrazione e progressiva perdita di controllo di aree urbane da parte delle amministrazioni comunali
Oggi il tempo disponibile per riconoscere il pericolo è molto più breve rispetto al passato. Un'aggressione può svilupparsi in pochi secondi, spesso con più aggressori e quasi sempre con la presenza di un'arma da taglio.
In questo scenario, la preparazione non consiste soltanto nell’apprendere tecniche di difesa, ma soprattutto nel saper osservare, prevenire, evitare e prendere decisioni corrette, prima che la violenza esploda.
Significa sviluppare una consapevolezza situazionale continua, estesa all’intero ambiente in cui ci muoviamo: persone, comportamenti, dinamiche e segnali che possono anticipare una situazione di pericolo.
La sfida che attende l'Italia non consiste soltanto nel reprimere il crimine, ma nel recuperare il controllo degli spazi pubblici e ricostruire quella fiducia che permette ai cittadini di vivere le proprie città senza trasformare ogni spostamento in una valutazione costante del rischio.
È su questo terreno che si misurerà la qualità della sicurezza urbana nei prossimi anni.
Nel frattempo, tutti dobbiamo essere preparati ad affrontare un'aggressione armata.