Jim Callaghan "Big Jim"

La sicurezza personale di un artista famoso è una realtà quotidiana, costellata di situazioni imprevedibili, criticità e circostanze che possono cambiare in pochi istanti. Avere al proprio fianco un Capo della Sicurezza esperto e affidabile è quindi di fondamentale importanza perché la sua esperienza, il suo giudizio e la fiducia costruita nel tempo, potrebbero salvargli la vita.

Jim Callaghan, conosciuto da tutti come "Big Jim", è stato il leggendario Head of Security di alcuni dei più importanti artisti della musica internazionale. È ricordato soprattutto per aver diretto la sicurezza dei tour dei Rolling Stones per trent'anni, dal 1973 fino al 2003. È stato inoltre la guardia del corpo personale di Mick Jagger e Bob DylanLa sua straordinaria carriera nel mondo del rock è indissolubilmente legata ai più grandi nomi della musica internazionale.

The Rolling Stones

Per tre decenni, Jim Callaghan ha ricoperto il ruolo di Security Director dei tour mondiali dei Rolling Stones. Figura di assoluta fiducia all'interno della ristretta cerchia della band, ha diretto i complessi dispositivi di sicurezza che hanno protetto il gruppo durante le grandi tournée negli stadi di tutto il mondo.

Bob Dylan

Quando gli Stones erano in pausa dai concerti, era il Security Director di Bob Dylan dal 1978 al 2004, durante il celebre "Never Ending Tour". È anche famoso per aver introdotto, su richiesta dell'artista, procedure di accesso al backstage così severe da arrivare, in un'occasione, a impedire perfino allo stesso Bob Dylan di arrivare sul palco  senza il necessario pass di riconoscimento...

Altri Artisti

Nel corso della sua carriera ha coordinato la sicurezza di artisti e band di fama mondiale tra cui Monkees, Who, Led Zeppelin, AC/DC, Neil Diamond, Pearl Jam, Duran Duran, Queen e molti altri.

Nel libro"Stairway To Heaven" di Richard Cole, tour manager storico dei Led Zeppelin, nell'elenco ufficiale dello staff di sicurezza si legge: "Lo staff della sicurezza della band comprende Patsy Collins, Wes Pommeroy, Captain Bob DeForest, Bill e Jack Dautrich, Johnny Czar, Fat Fred, Don Murfett, Gerry Slater, Jim Callaghan, Paddy the Plank, Alf Weaver...".

Slim Jim Phantom degli Stray Cats lo racconta: «Big Jim Callaghan era il responsabile della sicurezza, nessuno poteva avvicinarsi a quei ragazzi (i Rolling Stones) senza che Big Jim lo sapesse e desse la sua approvazione!». Gli Stray Cats furono il gruppo di apertura dei Rolling Stones durante il "Tattoo You Tour" del 1981 e, da quel momento, Big Jim li fece sempre accedere al backstage.

Nel diario "Road Stories" di Richard Ames, che fu il tour manager dei Duran Duran dal 1982 al 1984,  si legge: «Jim ha lavorato con noi per una parte di questo tour ed è stato un vero piacere collaborare al suo fianco. Era uno dei professionisti della sicurezza più esperti del settore, avendo lavorato fin dai primi anni settanta con grandi gruppi come gli Stones, gli Who e i Led Zeppelin. Per sue ragioni lasciò il tour a metà strada, e il suo posto fu preso da Bob Wein».

Nel 1985 gli venne affidato il coordinamento della sicurezza nel "John Fitzgerald Kennedy Stadium" di Philadelphia del leggendario evento benefico "Live Aid", uno dei più importanti concerti della storia della musica. Infatti l'organizzatore statunitense Bill Graham non avrebbe mai affidato ad altri una responsabilità così grande e complessa che richiedeva un'enorme esperienza nella gestione della sicurezza e di un pubblico che raggiunse le 90.000 unità.

GLI INIZI

Prima di diventare una quasi "esclusiva proprietà" degli Stones e di Dylan, Jim aveva con il suo amico Paddy  the Plank una ditta di sicurezza privata a Londra chiamata"Call A Hand". Per questa ditta operavano i suoi uomini, come l'ex pugile Joe Seabrook, che poi diventerà la guardia personale di Keith Richards fino al 2000. Jim fornì servizi di sicurezza per i più importanti concerti londinesi degli anni '70.

Alan Clayton dei Dirty Strangers, racconta: "Jim Lavorava alla sicurezza dei concerti degli Stones a Earl's Court già nel '76 e Joe Seabrook, un suo uomo, era diventato bodyguard per gli The Stranglers e Big Country".

Jim era enorme, ex-buttafuori dei pub di Soho - Alan Clayton racconta che ,da giovane, lavorava per la sua ditta "Call a Hand", e tutti lo descrivevano come: «Un uomo forte, di buon carattere, ma davvero duro quando la situazione lo richiedeva...».

Crystal Palace Bowl fine '70: "Call a Hand" con Bob Marley 

Alan Clayton, che lavorava per Jim in quel periodo, racconta: "Lavoravo per Jimmy Callaghan, alla fine degli anni Settanta, al Crystal Palace Bowl, un concerto all'aperto nel sud di Londra. All'epoca il backstage non aveva camerini, solo grandi tende. Il mio compito era occuparmi della tenda di Bob Marley. La sicurezza non era come oggi, il backstage aveva recinzioni basse ovunque, poca sicurezza, così ogni giamaicano pensava fosse suo diritto incontrare Bob Marley. Saltavano la recinzione per entrare nella sua tenda e io ero l'unico a fermarli. Marley era la cosa più grande per i giamaicani, il loro uomo spirituale. La gente non gradiva che io fossi lì a bloccarli. C'era sempre un gran trambusto. A un certo punto qualcuno mi toccò la spalla dicendo 'Entra!' e mi tirò dentro la tenda di Bob Marley. Lui era seduto su un amplificatore a suonare la chitarra e rollò un grosso spinello. Per tutto il tempo rimase lì a suonare e mi fecero fumare per calmarmi. Rimasi dentro 20 o 25 minuti. Poi mi rimandarono fuori, perché mi ero calmato...". Un aneddoto che racconta bene come lavorava la squadra di Big Jim: in prima linea, con pochi uomini e tanto caos, a gestire una star immensa come Marley quando la sicurezza moderna ancora non esisteva (Fonte: "Rolling Stones Data, intervista ad Alan Clayton dei Dirty Strangers - Crystal Palace Bowl, fine anni '70"). È un pezzo di storia che lega Jim anche alla scena reggae londinese, non soltanto rock.

Il sistema di sicurezza di Big Jim ha protetto anche molte band della scena punk / new wave londinese che passavano per il "Marquee", il "Venue", ed altri luoghi-simbolo di un'era.

TESTIMONIANZE

I Queen lo contattarono per un "lavoro speciale": nel 1986 Freddie Mercury doveva esibirsi al concerto epico di Budapest, dietro la Cortina di Ferro. Chi chiamò per la sicurezza? Big Jim. La produzione ungherese era nel panico con 80.000 persone da contenere, e Jim era l'unico che avesse già gestito folle così grandi con gli Stones.

Nel libro autobiografico "Another Side of Bob Dylan", scritto da Victor Maymudes, primo responsabile della sicurezza personale di Bob Dylan, Jim Callaghan viene citato numerose volte, in particolare per la sua eccezionale capacità di prevedere situazioni potenzialmente pericolose legate alla presenza del pubblico, sia durante i concerti che nei trasferimenti degli artisti. Uno degli episodi raccontati da Victor Maymudes rivela l'eccezionale capacità di osservazione di Jim Callaghan: il tour bus di Bob Dylan era appena arrivato a destinazione, Dylan si trovava ancora a bordo e, di lì a poco, sarebbe sceso per raggiungere a piedi un'area riservata. Mentre attendevano l'apertura della porta, Jim si rivolse a Maymudes con un sorriso e una proposta insolita: «Scommetti che posso prevedere, prima ancora che metta piede a terra, se Bob svolterà a destra oppure a sinistra?». Victor Maymudes accettò immediatamente la sfida, convinto che fosse impossibile prevedere una scelta apparentemente casuale. Pochi istanti dopo Bob Dylan scese dal bus e, senza esitazione, si diresse esattamente nella direzione prevista da Jim. Di fronte allo stupore dell'amico, Jim spiegò con semplicità che non si trattava di intuito, fortuna o di una particolare capacità di "leggere nel pensiero", ma era il risultato di anni di osservazione metodica. Aveva imparato a riconoscere i piccoli segnali inconsci del linguaggio del corpo degli artisti che proteggeva: il lato su cui portavano la borsa o la custodia dello strumento, il modo in cui distribuivano il peso durante la discesa dall'ultimo gradino del bus e altri dettagli apparentemente insignificanti che, ripetendosi nel tempo, diventavano schemi di comportamento prevedibili. Per un professionista della sicurezza, anticipare il movimento di una persona protetta significa poter individuare i potenziali rischi, scegliere la posizione migliore, controllare gli accessi e reagire con un prezioso margine di tempo su possibili eventi indesiderabili. Questo episodio svela perché Jim Callaghan fosse considerato uno dei più grandi Head of Security della storia della musica: la sua forza non risiedeva soltanto nell'autorevolezza o nell'esperienza operativa, ma soprattutto nella straordinaria capacità di osservare, analizzare e prevedere il comportamento umano, una competenza che distingue un eccellente professionista della sicurezza da un semplice bodyguard. 

Un altro episodio poco citato riguarda il tour del 1978 degli Stones, quando Andy Warhol si presentò insieme a Truman Capote chiedendo di assistere al concerto dal lato del palco. Jim inizialmente disse di no ma poi decise che, stabilendo alcune ferree regole, avrebbe potuto accontentarlo. Il giorno seguente ricevette un disegno che rappresentava il simbolo del dollaro, dedicato e  autografato, proveniente dalla "Factory". Questo racconta meglio di qualsiasi descrizione quanto fosse indipendente nelle decisioni: nemmeno personaggi di quel livello avevano accesso automatico ai backstage.

Keith Richards, nella sua autobiografia "Life" cita Jim Callaghan in diverse occasioni. Nella versione italiana del libro, a pagina 408, scrive: "... I veri amici. La cosa più difficile da trovare, ma non puoi andare a cercarli: sono loro che trovano te; cresci finché le vostre strade finalmente si incrociano. Non posso andare da nessuna parte senza sapere di avere alle spalle persone solide, come succedeva con Jim Callaghan e Joe Seabrook, scomparso circa due anni prima che scrivessi questo libro. Erano esattamente uomini di quella tempra...!".

Anche Ronnie Wood cita Jim, nella sua autobiografia: "Ronnie".

TESTIMONIANZE PERSONALI

Nel libro "L'Ultima Fermata" e in "Magister", descrivo il mio incontro con Jim Callaghan, avvenuto casualmente a Verona il 28 maggio 1984, durante i preparativi del concerto di Bob Dylan. Quell'incontro segnò l'inizio di un'amicizia che sarebbe durata oltre trent'anni. Da allora Jim mi invitò regolarmente nei backstage di Bob Dylan e dei Rolling Stones, in Italia e all'estero, permettendomi di vivere i concerti dal lato palco. Oggi considero il lato-palco la mia unica scelta durante un concerto e non amo restare tra il pubblico.

Tra noi nacque un rapporto basato su rispetto, fiducia, stima e assoluta discrezione. Jim era un uomo di grande presenza, capace di trasmettere autorevolezza e sicurezza senza alcuno sforzo. Era profondamente legato alla sua famiglia e parlava con orgoglio e affetto della moglie e delle figlie, una delle quali studiava a Genova. Durante i nostri incontri, apprezzava molto che fossi totalmente disinteressato alla vita delle rockstar per le quali lavorava.  Soddisfava invece il mio desiderio di affrontare temi legati alla sicurezza delle tournée internazionali, alla pianificazione preventiva, alla gestione dei rischi e alle responsabilità operative nella protezione di artisti di fama mondiale. Quelle conversazioni hanno rappresentato per me una preziosa occasione di formazione, soprattutto perché provenivano dall'esperienza diretta di uno dei massimi responsabili della sicurezza del mondo dello spettacolo.

Talvolta Jim raccontava aneddoti divertenti, come quello in cui Dylan pretese che tutto il personale viaggiante del tour evitasse di guardarlo e di salutarlo quando lo incontravano. Ma, dopo qualche giorno, andò turbato da Bill Graham chiedendogli: "Bill, ma perché tutto il personale del tour fa finta di non vedermi...!?".

Jim all'epoca, ricopriva alternativamente il ruolo di Capo della Sicurezza dei Rolling Stones, incarico che avrebbe mantenuto fino al 2003.  

Un discorso ricorrente tra noi era un problema che Jim doveva affrontare e risolvere ogni volta: l'assoluta avversione di Bob Dylan per la presenza di personale armato nelle immediate vicinanze. Non tollerava la vista di agenti o militari con l'arma d'ordinanza nelle aree interne o nei pressi del suo camerino. Convincere le forze dell'ordine a svolgere il servizio disarmate era praticamente impossibile e la richiesta non veniva mai accolta. Jim era quindi costretto a ripensare l'intero dispositivo di sicurezza, studiando percorsi alternativi più lunghi o schermati da transenne e altre coperture, affinché Dylan non incrociasse mai lo sguardo con personale armato durante i suoi spostamenti verso il palco... 

Tra i molti episodi vissuti accanto a Jim, uno mi è rimasto particolarmente impresso e mi fece comprendere fino in fondo il valore dell'esperienza e dell'intelligenza operativa di Jim Callaghan. Poco prima di un concerto, mentre Bob Dylan si trovava all'interno dell'area riservata in attesa di raggiungere il palco, un gruppo di fan riuscì ad arrivare fino al cancello principale, bloccando di fatto l'unica via d'uscita che il veicolo dell'artista avrebbe dovuto percorrere. L'area era delimitata da due cancelli posti alle estremità opposte di un cortile chiuso. Jim osservò la situazione per qualche istante, poi aprì completamente il cancello secondario, che conduceva verso una strada strada sterrata, e si diresse con assoluta tranquillità verso quello principale, dove i fan lo chiamavano a gran voce chiedendogli di farli entrare. Mi strizzò l'occhio, aprì il cancello e, indicando con studiata naturalezza quello opposto già spalancato, disse sottovoce che l'artista era appena uscito di là. Senza esitare, i fan attraversarono di corsa il cortile precipitandosi verso l'altro cancello nella speranza di raggiungerlo. Non appena furono usciti, Jim richiuse con calma prima il cancello principale e poi quello secondario, lasciandoli all'esterno dell'area protetta. Bob Dylan raggiunse il palco senza senza che fosse necessario ricorrere alla forza o risolvere momenti di tensione. Assistendo a quella scena capii che la vera sicurezza non consiste soltanto nella presenza fisica o nelle misure di protezione, ma soprattutto nella capacità di osservare, comprendere il comportamento delle persone e trovare, in pochi secondi, la soluzione più efficace con il minimo impiego di mezzi. Fu un'importante lezione pratica.

Gli piaceva conversare di gestione della sicurezza nei grandi stadi e le difficoltà operative non lo spaventavano. Diceva: "Quando devi gestire uno stadio con 70.000 persone, delle quali almeno 5000 sono a 'distanza di tiro dall'artista', cambiano tutti i parametri di valutazione del rischio. E da solo non puoi fare nulla, ma hai bisogno di una squadra affidabile, esperta e leale. Devi sempre essere tu a scegliere la tua squadra e non farla mai decidere al Tour Manager...". Mi parlava dei "corridoi di sicurezza" e dei tre "cerchi concentrici" all'interno dei quali avveniva la verifica degli accessi con "personale diretto" (dell'organizzazione "Rolling Stones") e "indiretto", cioè locale. "Agli inizi", raccontava, "erano proprio i comportamenti dissennati e imprevedibili delle band a creare i maggiori problemi agli addetti alla sicurezza...! Ma poi tutto cambiò e gli artisti, più consapevoli dei rischi, divennero rispettosi delle procedure e meno difficili da gestire".

Al concerto di Dylan ad Aosta, l'8 luglio 1992, ero con due amiche, Lucia e Rosella e, non volendo lasciarle tra la folla, decisi di restare con loro nella zona sotto il palco. Victor Maymudes, probabilmente su disposizione di Jim, ci aveva fatto entrare da un accesso riservato ed eravamo al centro del prato, a meno di tre metri dallo stage. All'inizio del concerto, un uomo piuttosto aggressivo si mise in testa che il suo scopo non era quello di ascoltare "Maggie's Farm", ma di litigare proprio con me. Mentre il rock faceva vibrare il pubblico, risolsi rapidamente e definitivamente la questione ma, subito dopo, sentii una pesantissima mano sulla spalla sinistra. Mi girai di scatto e vidi Jim che mi faceva un cenno d'intesa. Com'era stata possibile una sua "materializzazione" quasi istantanea nel bel mezzo di una folla così compatta...? La sua presenza era ovunque lui ipotizzasse un'escalation indesiderabile. Il suo occhio espertissimo riconosceva situazioni potenzialmente critiche all'istante, prima ancora che degenerassero in violenza. In quello specifico caso era arrivato un attimo dopo... ma, poco prima, lo avevo notato sul lato-palco di sinistra...! Anche Lucia e Rosella non seppero dare una spiegazione plausibile: era invisibilmente sempre presente!

Durante il "True Confessions Tour" di Dylan con gli Heartbreakers, Tom Petty affermò: "Secondo me Jim ha il dono dell'ubiquità...!".

Nel 1996, durante una sua breve pausa dalle tournée, ci ritrovammo a Londra per pranzare insieme al "Waxy O'Connor's", lontano dalla pressione dei concerti e dalle responsabilità della sicurezza. Tutti lo conoscevano e lo salutavano con rispetto, ma senza mai disturbare la nostra conversazione.  Jim iniziò, con il suo inconfondibile umorismo, a raccontare episodi della sua straordinaria carriera. Mentre lo ascoltavo, ebbi la sensazione di assistere allo scorrere di un film: un lunghissimo piano-sequenza di situazioni complesse che attraversava decenni di storia del rock. Decisioni delicate e aneddoti inediti vissuti accanto ai più grandi protagonisti della musica, raccontati con la naturalezza di chi aveva sempre considerato tutto questo semplicemente parte del proprio lavoro. Ore dopo, mentre mi riaccompagnava in hotel precedendomi di qualche passo nella stretta e affollatissima "Great Marlborough Street", si accorse che non avevo preso un volantino che mi era stato offerto. Si girò sorridendo e con un cenno mi invitò ad accontentare il ragazzo. Probabilmente, per abitudine professionale, controllava cosa accadeva dietro di sé attraverso i riflessi delle vetrine. Questo era Jim!

Nel 1997, mentre attendevo l’inizio di un concerto nella "safe zone", Jim, sapendo che mia figlia Silvia studiava pianoforte classico, entrò in uno dei tre tour bus parcheggiati poco distante e tornò con il CD "Virgin Classics Tchaikovsky, Piano Concerto n° 1 – Rachmaninov, Piano Concerto n° 2", dalla curiosa copertina che raffigurava un treno a vapore. Me lo porse dicendo: «Daglielo da parte mia, le piacerà!». Era curioso scoprire che, in quei luoghi del rock, anche Rachmaninov e Tchaikovsky potessero avere un posto così speciale.

Jim era una persona profondamente diversa dall'immagine severa che il suo ruolo poteva suggerire. Un uomo leale, onesto, generoso, dotato di un sottile senso dell'umorismo e sempre disponibile a condividere la propria esperienza con chi dimostrava un autentico interesse. Questi ricordi restituiscono un ritratto di Jim Callaghan meno conosciuto: non soltanto il leggendario Capo della Sicurezza dei Rolling Stones, successivamente di Bob Dylan e poi di molti altri, ma anche un uomo capace di costruire profondi rapporti di amicizia, fondati sulla fiducia, sul rispetto reciproco e sulla passione comune per il mondo della sicurezza. Sono testimonianze che rappresentano un contributo prezioso per comprendere la figura di Jim Callaghan anche dal punto di vista umano, completando il profilo professionale documentato dalle rarissime fonti, con il ricordo diretto di chi ebbe il privilegio di conoscerlo e frequentarlo. I nostri sporadici incontri proseguirono anche dopo il suo ritiro. L'ultimo fu a Parigi, nel 2016.

QUALITÁ di JIM CALLAGHAN

  • "Leggeva" e comprendeva il comportamento della folla
  • "Leggeva" e comprendeva i segnali del corpo
  • Anticipava i problemi
  • Aveva una capacità continua di controllo visivo a 360°
  • Evitava l'escalation utilizzando dialogo e sorriso
  • Se necessario, era in grado di affrontare fisicamente qualunque tipo di aggressione
  • Manteneva la calma anche sotto pressione
  • Entrava in relazione con il pubblico
  • Rispondeva alle domande dei fan e li aiutava ad ottenere autografi quando era possibile
  • Trattava tutte le persone con rispetto
  • Aveva un sottile e intelligente senso dell'umorismo
  • Era onesto, leale, discreto e capace di riservatezza
  • Pretendeva la puntualità anche dagli artisti che proteggeva
  • Era il Capo della Sicurezza preferito da Bill Graham, oltreché dalle rockstar più famose
  • Era appassionato di scacchi e, durante i tour, giocava interminabili partite con Bob Dylan
  • Per oltre quarant'anni ha sempre completato con successo, senza eccezioni, tutti gli incarichi di Capo della Sicurezza, perché prendeva molto sul serio la responsabilità del suo lavoro
  • Possedeva un "carisma silenzioso ma efficace": la sua leadership non era mai messa in discussione, né dagli artisti che assisteva, né dai collaboratori del suo staff, né dai fan
  • Amava la famiglia e aveva un'etica inflessibile
  • Aveva gesti di delicatezza e di generosità del tutto spontanei e inaspettati
  • Nonostante la vita "on the road", era un uomo colto e amante dell'arte in ogni sua forma
  • Era una presenza rassicurante, piuttosto che intimidatoria, capace di trasformare una tensione in un'opportunità di collaborazione

CURIOSITÀ

Jim portava all'anulare sinistro un massiccio anello quadrato d'oro giallo, con diamanti che formavano il monogramma “J.C.”:  un "signet ring" personalizzato (anello-sigillo), tipico di persone con forte senso identitario e ruolo gerarchico marcato, dimostrato dalla posizione di autorità all’interno dell’organizzazione degli Stones.

Appena sveglio al mattino, prima della colazione, preparava il suo drink preferito che chiamava "Oxygen", composto da metà Whiskey e metà Coca-Cola mescolati in un bicchiere da un quarto di litro. Non fumava, non assumeva stupefacenti e non era un alcolista.

Aveva un notevole interesse per i coltelli artigianali, anche se non li portava con sé.

Durante una delle molte conversazioni, raccontò che il luogo più bello che aveva visto nei suoi interminabili viaggi intorno al mondo, erano le isole Hawaii e, in particolare,  la selvaggia Kauai, l'Isola Giardino.

Spesso, quando era al servizio di Dylan, utilizzava un semplice e insospettabile taxi per condurlo al luogo del concerto, come avvenne ad esempio a Verona nel 1984, dall'hotel "Regina Adelaide" a Garda, all'Arena di Verona.

Talvolta Jim realizzava personalmente, su richiesta di Dylan, video professionali che poi erano diffusi dalle televisioni di tutto il mondo, come nel caso di "Crazy Love", in cui Dylan e Van Morrison il 27 giugno 1989 suonano e cantano insieme sulla "Collina delle Muse", ad Atene, davanti ad una vista spettacolare dell'Acropoli e del Partenone. Oppure parti del video ufficiale di "Blood in my Eyes", girato per le strade di Londra nel 1993.

Sebbene Jim Callaghan sia universalmente conosciuto come uno dei più autorevoli professionisti della sicurezza nel panorama rock internazionale, era anche un appassionato collezionista di cimeli musicali e memorabilia del rock. La sua prestigiosa collezione è stata presentata nel celebre programma televisivo britannico "Antiques Roadshow". Jim raccontò che Keith Richards gli regalò una delle sue chitarre nel 1990, mentre la band era impegnata nelle lunghe tappe dell'Urban Jungle Tour. Era una Fender Telecaster nera con manico in acero: una delle chitarre-simbolo di Keith. Più precisamente una '72 Telecaster Custom, con un humbucker wide range al manico (particolare tipo di pickup ideato da Seth Lover), il single coil originale al ponte e manopole nere "strat-style". Insieme alla chitarra c'era la tracolla originale usata da Keith, una "giacca-crew" dell'Urban Jungle Tour, due "T-Shirt-Crew", l'itinerary del tour e i pass originali. La lettera di provenienza esposta dalla Casa d'Aste riportava: "From the Jim Callaghan Collection" - "Callaghan worked for the Rolling Stones for a number of years and was on the security team. During the 1990 Urban Jungle Tour, Keith Richards gifted this guitar to Jim Callaghan". La Casa d'Aste  "Gotta Have Rock and Roll" la mise all'asta nel 2024, con una base di $20.000, e una stima di $50.000-100000. 

Sebbene sia nato in Scozia, a Glasgow, per molti era un irlandese... 

EPILOGO

Nell'aprile 2003, durante la data dei Rolling Stones a Mumbai, in India, Jim Callaghan fu colpito da un grave infarto. L'intervento tempestivo dello staff medico del tour gli salvò la vita e venne ricoverato in un ospedale della città, dove le sue condizioni furono successivamente dichiarate stabili e poi in fase di miglioramento. L'infarto non pose fine alla sua carriera e, dopo soltanto due mesi, Jim tornò al lavoro con i Rolling Stones.

Tuttavia, nel luglio 2003, durante la tappa tedesca del tour a Monaco, Jim Callaghan lasciò l'Organizzazione dei Rolling Stones in seguito a una controversia legata alla gestione dei VIP Pass e dei Golden Circle Tickets. Secondo diverse testimonianze raccolte tra i collaboratori dell'entourage della band, la vicenda ebbe origine dalle lamentele di alcuni membri di un gruppo di fan che, non avendo ottenuto gli accrediti richiesti, accusarono Jim "di aver ricevuto denaro senza aver consegnato i pass promessi". Tali accuse furono riportate sia alla Polizia tedesca, sia al management della band, sebbene – secondo quanto riferito dai suoi sostenitori – gli accusatori non fossero in grado di fornire prove concrete dei pagamenti dichiarati. L'episodio ebbe comunque conseguenze rilevanti e portò alla conclusione del rapporto professionale tra Jim e i Rolling Stones. Jim ha sempre respinto ogni addebito, sostenendo di aver operato correttamente nella gestione degli accrediti. Chi lo ha conosciuto ha sempre descritto l'integrità professionale come uno dei suoi tratti distintivi, ma era un uomo dalla forte personalità, abituato a stabilire limiti e a dire "No" quando la situazione lo richiedeva. Una caratteristica che molti rispettavano ma che, inevitabilmente, poteva generare attriti con chi non accettava un rifiuto. Diversi membri dell'entourage ritennero con certezza che le accuse fossero nate come reazione al mancato ottenimento dei pass desiderati e che la vicenda fosse stata alimentata dal risentimento di alcune persone.

Dopo questa triste conclusione con gli Stones, a trent'anni esatti dall'inizio della sua collaborazione con la band, continuò a lavorare con Bob Dylan fino al 2004 e, successivamente, con artisti famosi dai quali era costantemente richiesto per la sua affidabilità e l'immensa esperienza.

Jim Callaghan (19 maggio 1941 – 18 ottobre 2022) nacque a Glasgow, in Scozia.

Imponente nel fisico come nel carattere, ha lasciato un segno profondo in tutti quelli che hanno avuto la fortuna di incontrarlo. Era un professionista fuori dal comune, ma soprattutto una persona vera: serena, leale, autentica. Chi lo ha conosciuto lo ricorda con lo stesso affetto e la stessa ammirazione di sempre.

VIDEOCLIP

Jim Callaghan racconta il grande pericolo occorso durante il concerto dei Rolling Stones a Tokyo nel 1988. Al termine del concerto Mick Jagger lo abbracciò dicendogli "Jim, oggi mi hai salvato la vita!":

VIDEO 1

Video della situazione critica del 1988 descritta da Jim Callaghan. Notare come, dopo essere finalmente arrivato esausto nella zona di sicurezza ed essersi correttamente girato verso il pubblico (il pericolo), abbia comunque uno scatto della testa per controllare che Mick Jagger, di fianco a lui, salga sul palco senza cadere. Mi disse che lividi e i graffi non si contavano. A Mick furono perfino strappate ciocche di capelli.

VIDEO 2

Jim Callaghan e Bob Dylan a Verona nel 1984:

VIDEO 3

Jim Callaghan con George Harrison e Tom Petty al Madison Square Garden New York nel 1992:

VIDEO 4

Jim  Callaghan e Keith Richards durante il tour dei Rolling Stones "Four Flicks Tour" nel 2002:

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FOTOGRAFIE

Su Internet esistono pochissime fotografie di Jim Callaghan o immagini che lo ritraggano accanto agli artisti per i quali è stato responsabile della sicurezza. Pare che fosse stato Eddie Vedder a chiedere una foto insieme a lui, e non il contrario... Questo rappresenta una chiara testimonianza della sua straordinaria professionalità e della sua efficienza operativa. Jim Callaghan ha sempre incarnato uno dei principi fondamentali della protezione ravvicinata: un Head of Security deve essere praticamente invisibile, ma costantemente presente, vigile e pronto a intervenire in ogni momento.